Architetto e designer, ha lavorato diversi anni in ambito residenziale per privati, ma l’amore per il disegno alla piccola scala l’ha portato ad avvicinarsi al disegno dell’oggetto. Ha partecipato ai concorsi, vincendone alcuni ed ha collaborato con diverse aziende come Poltronova, Dem, Effepi, per le quali ha disegnato arredi, casalinghi, rubinetterie. In questo percorso ha avuto il piacere di confrontarsi con materiali e prodotti molto diversi tra loro. La continua ricerca espressiva, il desiderio di ritornare ad una dimensione più artistica unito alla volontà di controllare l’intero processo progettuale, l’hanno spinta ad aprire un laboratorio dove ha il piacere di sperimentare la lavorazione della porcellana. La scelta di questo materiale è avvenuta in modo naturale, perché, più di tutti, le da la possibilità di esprimersi in modo manuale e diretto, agendo fisicamente sulla materia. La scelta di produrre gioielli è legata alla ricerca di armonia e bellezza, che ha caratterizzato anche il suo lavoro di design in passato e che trova nel gioiello infinite possibilità di declinazione. Inoltre, la dimensione intima ed emotiva nella quale siamo riportati nell’atto di indossare un monile, fornisce materiale per sviluppare le linee: molto spesso è ciò che vuole suscitare nel fruitore che costituisce il punto di partenza per l’elaborazione delle forme. Dal punto di vista del linguaggio formale, invece, autoproduce piccole serie di gioielli con anime molto diverse tra loro, cercando un punto di incontro tra approccio al design del prodotto seriale e processo artigianale. Il processo produttivo è laborioso e complesso: ogni pezzo, dopo l’asciugatura, viene cotto a 950°, smaltato e ricotto a 1250°. Alcuni pezzi subiscono inoltre una terza cottura attraverso la quale è possibile applicare lustri in oro, platino, ecc… alle superfici smaltate.

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Attenzione all'ambiente, sostenibilità e continua ricerca. Queste le linee guida di produzione di Don the Fuller, leader nella produzione e nel lavaggio dei blu jeans.  L'azienda utilizza soltanto 5 litri per produrre un capo. Nel mondo si producono circa 2miliardi di jeans ogni anno. Per realizzare un capo, con i metodi tradizionali, si utilizzano circa 50 litri di acqua, quindi, l'industria mondiale del jeans usa circa 100miliardi di litri di acqua, un danno incalcolabile per l'ambiente e l'approvvigionamento idrico. Ma, senza acqua, è impossibile effettuare i famosi lavaggi che rendono un jeans bello e modaiolo. Come coniugare, quindi, la realizzazione di un bel capo di abbigliamento con il rispetto per l'ambiente? La risposta arriva da Don The Fuller che mette in atto la tecnica "Zero water" che prevede l'utilizzo di macchine e lavatrici innovative che determinano l'abbattimento del consumo di acqua fino al 95%. Depurare le acque reflue, però, è anche molto costoso. In Italia, per esempio, costa circa 2 euro a capo che, però, per i moltiplicatori tipici di mercato un costo di 2 euro arriva al cliente finale con un aggravio sul prezzo dai 12 ai 14 euro. Nel fast fashion è facilissimo trovare jeans anche a euro 9.90. Un prezzo appetibile, certo, ma che conferma che, nella produzione a basso costo, qualcuno ci sta sicuramente rimettendo, in questo caso l'ambiente. Un danno che riguarda il mondo intero. Non a caso, in molti Paesi orientali, e non solo, le industrie dopo aver usato l'acqua nel processo produttivo la riversano nell'ambiente senza adeguatamente trattarla e depurarla. E così non è raro sentire dalle cronache che, specialmente in Cina, i fiumi diventano blu o rossi. In Don The Fuller, invece, dopo il procedimento l'acqua reflua è totalmente depurata.

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La collezione Fiò Couture produce abiti da sposa da più di 30 anni. Collezioni uniche realizzate con cura artigianale e rigorosamente MADE IN ITALY, utilizzando prevalentemente splendidi tessuti naturali, mikadi, organze, pizzi francesi e tanti ricami a mano. Fiorella ama le fantasie floreali e i colori pastello, in tutte le collezioni c’è un tocco di colore.

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La creatività del giovane brand milanese HOOPS, tra i leader indiscussi del mercato degli accessible watches, sbarca sui social con un progetto primaverile ironico ed immediato: il primo “social casting” alla ricerca dei migliori “Selfie da Hoops” da postare con l’hashtag #hoopselfie.
Frizzante, divertente e con quel pizzico di irriverenza che da sempre lo contraddistingue, HOOPS lancia sui social media dal 31 Marzo 2017 il primo “social casting” dal nome #hoopselfie per individuare i migliori “Selfie da Hoops” tra tutti gli scatti che quotidianamente vengono postati dai social addicted.
HOOPS invita il trasversale popolo dei social media a candidare i propri “selfie” a far parte del primo “social casting” che vuole ricercare quelli ritenuti più in linea col brand.
Per partecipare al progetto basta postare su Facebook o Instagram un selfie corredato dall’hashtag #hoopselfie e taggare il profilo di HOOPS nello scatto. Un team interno all’azienda selezionerà quotidianamente l’ #hoopselfie del giorno tra tutti quelli postati correttamente e lo ripubblicherà sul profilo ufficiale di HOOPS.
Al termine delle sei settimane di durata del progetto di “social casting” verranno infine selezionati i migliori #hoopselfie che faranno poi parte di un “social summer puzzle” pubblicato su un magazine cartaceo entro l’estate 2017.

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